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04 dicembre, 2012

Primarie italiane a Berlino. Al di là di Berlusconia

di Fabio Ghelli
Pubblicato in Germania il 2 dicembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

Il Partito Democratico chiama alle urne i cittadini italiani nel mondo per scegliere il candidato premier alle prossime elezioni parlamentari. Visita a un seggio elettorale per vedere come votano gli italiani residenti a Berlino.
Pizza o pasta? Il più delle volte è un vero dilemma scegliere. Ma, nel caso in cui si sia chiamati a decidere chi tra due italiani sarà il potenziale capo di governo, la faccenda si complica. Certamente nel menu del ristorante “A Muntagnola” di Schöneberg non sono elencati i nomi dei due candidati. Tuttavia gli italiani che in questi giorni si trovano a Berlino, possono, oggi due dicembre, ordinare oltre a una pizza capricciosa anche una nuova guida politica nella coalizione di centro sinistra.
Il Partito Democratico chiama i cittadini residenti all’estero alle urne delle primarie, per decidere il candidato ufficiale alle prossime elezioni parlamentari.
„Per noi è come se molti italiani partecipassero a questo democratico processo decisionale”, dice la deputata del PD Laura Garavini. Così nelle città in cui vivono molti italiani, sorgono improvvisati seggi elettorali.
Da questa decisione potrebbe dipendere il futuro politico dell’Italia. Secondo i sondaggi il PD con circa il 30 percento dei consensi, è la principale forza politica del paese. Solo due dei 5 candidati in corsa il 25 ottobre, sono riusciti ad arrivare al ballottaggio di domenica: il leader del partito Pierluigi Bersani e il giovane sindaco di Firenze, Matteo Renzi. I due rappresentano due diversi modelli politici. Il 61enne segretario di partito, che ha iniziato la sua carriera militando nel Partito Comunista, è sinonimo di esperienza e continuità politica. Più giovane di 24 anni, Renzi, di cui Silvio Berlusconi una volta si rammaricò non facesse parte del suo partito, è il portavoce di coloro che aspirano ad un cambiamento democratico liberale. Alla fine è stato Bersani ad imporsi con largo margine.

Ci si sarebbe potuto aspettare, che le giovani generazioni avessero un debole per il sindaco. Ma stando ai primi risultati, qui a Berlino non è andata così. Più della metà dei circa 170 elettori, che sono venuti al ristorante ‘A Muntagnola al primo turno, sono più giovani di Renzi, ma sono solo 19 quelli che hanno votato per lui.
Secondo i dati dell’ambasciata il numero degli italiani residenti a Berlino è aumentato di circa il 20 per cento negli ultimi due anni. Molti di loro sono giovani con tanto di laurea e specializzazioni, alla ricerca di una via d’uscita alla disoccupazione.
Irene Orrico, 26 anni, è arrivata qui tre anni fa per studiare linguistica. “Dopo tutti questi anni sotto Berlusconi, semplicemente non riuscivo più a identificarmi nel mio paese” dice. A Berlino è riuscita a realizzare il suo sogno di libertà e stabilità e ora spera che lo stesso avvenga per l’Italia. Secondo lei la politica di Renzi, orientata sull’economia di mercato, è un errore. Anche Lilia Bevilacqua, l’ex giornalista settantenne della WDR, si è espressa a favore di Bersani. “Rappresenta la stabilità” dice “e l’Italia ne ha davvero bisogno in questo momento”. Vive da oltre trent’anni a Berlino, ma non ha mai perso di vista la situazione politica del suo paese d’origine. Ha sempre cercato di spiegare ai suoi amici qui in Germania che l’Italia non è Berlusconia. “Lo stile del governo Berlusconi ha rafforzato in molti tedeschi i pregiudizi nei confronti dell’Italia. E’ triste”, conclude.

Quelli che come la Bevilacqua vivono da tempo a Berlino, si conoscono già da numerosi anni. Nel ristorante A’ Muntagnola, regna l’atmosfera di una riunione tra vecchi amici. Ci si abbraccia con affetto e calore. Il proprietario del ristorante Pino Bianco accoglie tutti con un sorriso. Da più di venti anni il suo locale è un punto d’incontro per la comunità italiana. Lui è uno dei pochi che ha votato per Renzi. La sua decisione è maturata solo negli ultimi giorni. Ha apprezzato il modo in cui Bersani ha accusato l’avversario di attirare irregolarmente gli elettori indecisi. “Ho militato a lungo nel partito comunista italiano”, dice “in tempi passati abbiamo già assistito a simili rimproveri. Per rimettersi in piedi, l’Italia deve liberarsi da queste linee di pensiero e ricominciare daccapo”.

15 novembre, 2012

Monti scarica le responsabilità sull’Europa

Monti Schiebt Verantwortung nach Europa ab

di Floria Eder
Pubblicato in Germania il 3 novembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

Il Presidente del Consiglio italiano affronta molte riforme. Ma i suoi oppositori definiscono "inutile" la sua manovra finanziaria, perché non riduce la spesa. Eppure gli italiani amano il loro premier, che ha ridato lustro alla reputazione del paese.

Il premier mario Monti al WEF di Roma

  
La lesa Maestà è un reato grave, e Tito Boeri se ne vanta. "E' un grande onore per me", scherza l'economista, scuotendo il ciuffo di capelli grigi. Se la gode, del fatto che il Primo Ministro italiano gli abbia risparmiato la fatica di doversi presentare. Mario Monti aveva recentemente sfruttato la platea di una conferenza del World Economic Forum (WEF) di Roma, per accusare pubblicamente l’ignoranza di Boeri, un accademico progressista e grande oppositore di Monti. Boeri è "un amico" ma forse bisognerebbe dire che "non ha capito niente", niente del lavoro di riforma di Monti, niente delle difficoltà che deve superare per portare avanti l'Italia. Boeri aveva criticato il Primo Ministro in un tweet: non dovrebbe occuparsi di sondaggi di opinione.

Tito Boeri


"Non deve preoccuparsi della sua immagine"«Invece di fare tante chiacchiere dovrebbe fare qualcosa di concreto", dice ora Boeri. Il Presidente del Consiglio non è stato eletto e non intende scendere in competizione alle elezioni del prossimo anno. L'uomo tiene le redini di un governo di emergenza - non per tener d’occhio i sondaggi, ma per salvare il paese. "Monti non dovrebbe tanto preoccuparsi della sua immagine." Monti è un abile oratore. Preciso, chiaro, con senso dell’umorismo asciutto - come per esempio quando pontifica sulla Germania, dove l’"economia è ancora una branca della filosofia morale”. In due pagine sono stati riassunti i traguardi raggiunti quest’anno: riduzione della burocrazia, riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, risanamento di bilancio, leggi anti-corruzione.

Ann Mettler


Elogio da parte degli economisti europei"E’ stupefacente che Monti sia riuscito portare a termine in pochi mesi molto di ciò che per anni non era stato mai affrontato", dice Ann Mettler, capo del Denkfabrik Lisbon Council di Bruxelles. Ma mentre la riforma delle pensioni, il primo grande progetto del governo Monti, ha incontrato grande approvazione da parte degli economisti, gli esperti non sono soddisfatti del resto della lista. Il pacchetto di austerità, che ha presentato un paio di settimane fa ed è stato più volte modificato, Boeri lo definisce "inutile". I colleghi lo descrivono come deludente - perché non prevede tagli della spesa pubblica e non allevia il bilancio statale. Inoltre dipende dalla posizione dell’Italia in Europa. La più grande economia tra i paesi in crisi ha accumulato, in rapporto al prodotto interno lordo, la montagna di debiti più grande dopo quella della Grecia.

Jennifer Blanke


Il 2013 è un anno crucialeAnche se il debito si è ridotto, Monti ha iniziato con entusiasmo anche se la matassa in cui è avvolta la politica sembra sciogliersi pian piano, come per esempio in molte gravi vicende scoperte quest’anno circa l’appropriazione indebita dei partiti sui finanziamenti pubblici, a lungo termine non è certo che l'Italia arrivi a una svolta. Il 2013 come "spartiacque per la politica italiana", così lo ha definito l’analista Jürgen Michels. "L'Italia ha compiti per casa che bastano almeno per il prossimo governo, e quello successivo ancora", ha detto l'economista del WEF Jennifer Blanke. La prossima settimana ricorre l’anniversario della nomina del professore emerito ed ex commissario europeo Mario Monti a senatore a vita. Pochi giorni dopo, cadde il governo di Silvio Berlusconi. Monti, nuovo primo ministro italiano dovrebbe tornare a essere se stesso e, infine, occuparsi di ciò che in precedenza aveva causato il debito, ciò che era stato tralasciato o soppresso.

Classifica 2012 WEF


Monti è in grado di dimostrare i primi successi
Vuole ridurre non solo il debito, ma anche rafforzare la competitività in Italia. Nella classifica del WEF, il paese nel 2012 è salito di cinque posizioni fino al 43° posto. L'elenco si basa su fatti concreti, Monti dice, "ma anche l’apparenza conta." L’idea di non essere capito, così dice la gente del suo ambiente, non lo sfiora. Monti considera il non voler capire, da non confondersi con la mancanza d’intelletto, un segno di mancanza di volontà. E’ più compiaciuto del fatto che gli italiani hanno fiducia più in lui che nei litigiosi partiti. I risultati dei sondaggi lo dimostrano, dice Monti. Per lui, non conta solo il successo sul merito, ma anche la percezione che ne ha la gente. Su questo il primo ministro basa la sua politica – finora con grande successo. "E’ un uomo capace di instaurare buone pubbliche relazioni. Forse il migliore nel governo" dice un diplomatico dell’UE sia con ammirazione che con preoccupazione.



L'ex commissario può farsi strada nell'Unione europea
Monti nel mese di giugno ha fatto approvare un decreto UE che concretizza la sua convinzione che gli alti spread dei tassi di interesse, che il suo paese deve offrire agli investitori, non è un problema solo italiano, ma europeo. E’ vero che "il paese non ha completato i compiti a casa", dice, "ma è altrettanto vero che è stato anche a causa della perdita di fiducia nell'euro". I paesi al vertice hanno concesso una nuova apertura per i fondi europei - condizioni meno difficili di quelli che hanno dovuto accettare la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda. "Il percorso tra responsabilità individuale e collettiva è stato per la prima volta chiaramente dimostrato ", dice.

Andrea Illy


Elogio dell’ imprenditore del caffè Illy
Questo è ben visto in Italia dalle classi più elevate, che elogiano il Premier. Andrea Illy per esempio, leader della torrefazione torinese vede però ancora alcune carenze, strutture troppo antiquate, un’inversione di marcia ancora insufficiente. Eppure, apprezza che Monti abbia restituito splendore all'immagine dell’Italia in Europa dopo che il suo predecessore Silvio Berlusconi l’aveva ridotta quasi a una barzelletta. "Ricordiamoci da dove siamo partiti", dice Illy. Questo bonus, però, sta lentamente scadendo - proprio perché la stella di Berlusconi sta tramontando. Condannato al carcere in primo grado e delicatamente spinto ai margini dal suo stesso partito, Berlusconi per la prima volta è andato in vacanza. Abbastanza lontano, in Kenya.


15 luglio, 2012

Armonia estiva invece di trasparenza

Sommerliche Harmonie statt deutlicher Worte





„Finora c’è stata sempre una forte intesa con Mario Monti”: Dopo il burrascoso vertice di Bruxelles, Angela Merkel e il primo ministro italiano Mario Monti a Roma hanno ostentato una armonia più che cordiale. Contemporaneamente però Monti ha brutte notizie: quest’anno dovrà affrontare il deficit più alto registrato finora in Italia.
Angela Merkel ad ogni modo, rispondendo alla domanda postale a Roma, se sia preoccupata per chi succederà al primo ministro Mario Monti nella primavera 2013, ha tenuto a precisare che sono chiaramente le prossime elezioni nel suo paese, che le stanno più a cuore. Adesso quello che conta davvero è ogni singolo giorno nella crisi dell’euro“ ed è per questo che oggi ci stiamo dando così da fare”, e che spera di continuare a lavorare ancora a lungo con Monti.
Nessuna traccia dei dissapori di mercoledì pomeriggio, quando la Merkel e Monti si sono incontrati per la prima volta dopo il burrascoso vertice europeo di Bruxelles di venerdì scorso. Entrambi hanno sempre dimostrato buona intesa ed ora l’atmosfera pare proprio essere ritornata nuovamente cordiale già dalla prima stretta di mano durante l’ascolto della banda dei granatieri e delle cicale nel parco di Villa Madama. Continuare a lottare insieme per l’Europa, questo è il principale messaggio che hanno voluto lasciar trasparire.


Le consultazioni tra i due rappresentanti dei governi italiano e tedesco hanno avuto luogo nel pittoresco scenario del palazzo rinascimentale, ma è ancora da vedere se la Merkel dopo le concessioni fatte con riluttanza sul fondo salvastati europeo e sugli aiuti diretti alle banche vada considerata una semi-vincitrice o una semi-perdente. Su questo fronte Monti può essere considerato davvero il vincitore della maratona nelle trattative tra i capi di governo europei. Inoltre il problema è anche quali saranno i dettagli delle decisioni prese a Bruxelles – visto che né la Merkel né Monti hanno voluto rilasciare dichiarazioni in merito.
Per questo non vogliono assolutamente dare l’ impressione che la posizione di Monti nelle trattative al vertice di Bruxelles sia stata particolarmente difficile. La consuetudine europea è che ognuno guardi ai propri interessi, dice la Merkel, ma questo avviene in modo partecipe e alla fine le decisioni devono essere votate all’unanimità. “Finora c’è sempre stata una forte unità di intenti con Monti” che sa bene che entrambi [i premier ] sono a favore di un’economia di mercato sociale concorrenziale e che ora si tratta di rendere più competitiva l’Europa con le misure di crescita adottate.



Alla critica del presunto egoismo della Germania, la Merkel risponde sottolineando quanto i due paesi siano legati economicamente e che anche in Germania la situazione diventa critica se i nostri vicini europei sono in difficoltà”. Questo è un ulteriore argomento a favore delle sue concessioni sullo scudo dell’ESM per sostenere l’emissione degli eurobonds. Monti che si è dato da fare a Bruxelles in questa direzione, sottolinea che sosterrà interventi simili per gli stati che hanno programmato misure di austerità e riforme strutturali. Ecco perché sta tentando di far valere le sue ragioni: le misure per il risparmio che ha imposto e la riforma del mercato del lavoro approvata la settimana scorsa.
Sono previsti per la prossima settimana nuovi tagli che faranno confluire nelle casse dello stato fino a 8 miliardi di euro. Tra l’altro si parla di licenziamenti del 10 per cento del personale del pubblico impiego. Il reindebitamento non dovrà superare nel 2013 lo 0.6 per cento e conta di ridurre il deficit pubblico al 2 per cento entro quest’anno. La previsione attuale si attesta sull’1.3 per cento. Anche in Germania si diffonde il malcontento sul rigore delle riforme necessarie per salvaguardare il futuro, e stando alle parole della Merkel, questo dovrebbe essere di conforto. Ne varrà la pena, “l’effetto positivo si percepirà anche in Italia” e durerà più di un mese.

13 aprile, 2012

Sbarazzarsi del Berlusconismo

Sbarazzarsi del Berlusconismo
Berlusconismus abschütteln


Secondo recenti sondaggi meno del dieci per cento degli italiani ritiene affidabili i partiti politici in Italia, che siano di destra o di sinistra l’opinione pubblica francamente li detesta. Gli intellettuali italiani vogliono ora dare un nuovo volto alla politica.
Questo paese ha bisogno di eroi

Intellettuali in piazza con il PD

Quando Roberto Saviano si presenta in pubblico, viene accolto, come è successo lunedì sera a Milano, con un applauso. Lo scrittore, minacciato di morte dalla camorra, rappresenta come nessun altro, quell’Italia pulita e integerrima, che lontano dai sotterfugi dei partiti sta cercando una dignità politica. Si sta battendo affinché venga varata una nuova legge anti-corruzione, che tra l’altro, allunghi i termini di prescrizione, introdotti durante il governo di Berlusconi, e che inasprisca le pene. Una nuova Italia, così ha detto Saviano nell’affollato Teatro Smeraldo, può prendere vita solo dalla lotta costante contro la corruzione e la mafia.
Roberto Saviano è intervenuto a Milano invitato dell’associazione “Libertà e Giustizia” (LeG), fondata dieci anni fa da intellettuali come il fisico Giovanni Bachelet, l’architetto Gae Aulenti, o gli scrittori Umberto Eco e Claudio Magris, per “arricchire culturalmente la politica nazionale.” Si è voluto “creare quel collegamento finora mancante tra i movimenti della società e la sfera politica ufficiale”, come si legge nella Dichiarazione dei Principi, adottata in una riunione nel novembre 2002 presso il Teatro Piccolo.


Da allora LeG è stata parte integrante di varie iniziative come la difesa della Costituzione nei dibattiti pubblici. In tutto il paese oggi sono attive circa 40 sedi, che hanno lo scopo di destare la coscienza politica attraverso seminari, laboratori di pensiero e gruppi di riflessione, senza essere tuttavia vincolate ad alcun partito politico.
Presso il Teatro Smeraldo ora è stato esposto un manifesto della LeG che con il titolo “Dissociarsi per riconciliarci – Dipende da noi” intende promuovere una nuova politicizzazione della società italiana, una riforma dei partiti e un rapporto disteso tra società civile e politica che in internet in pochi giorni ha già raccolto l’appoggio di più di 35 000 persone.

Una particolare atmosfera caratterizza la cultura politica italiana nelle ultime settimane. Mentre il governo di Mario Monti, formato da tecnici slegati dai partiti politici, ha continuato il suo lavoro impegnato soprattutto in questioni economiche, i partiti delle varie fazioni, che di fatto sostengono il governo in parlamento in una sorta di grande coalizione, li stanno tenendo d’occhio con un pizzico di invidia. Il PDL di Berlusconi e il Partito Democratico con uno sguardo alle elezioni amministrative di primavera, attendono i rispettivi errori per poterli sfruttare a fini propagandistici. Mancano iniziative autonome, ci si comporta piuttosto in maniera distruttiva. Il PDL, per ovvi motivi, vuole rimandare il più possibile la creazione di una legge anti-corruzione.


Al momento l’opinione pubblica considera i partiti disgustosi. Varie indagini demoscopiche dimostrano che solo una percentuale, che oscilla tra il quattro e l’’otto per cento dei cittadini, si fida dei partiti. Mario Monti ha concesso al paese un attimo di respiro. Ma come è possibile andare avanti, se al più tardi l’anno prossimo, dopo la fine della legislatura, ci saranno nuove elezioni? Con questi partiti, che siano essi da destra o di sinistra, si riesce a mala pena a fare uno stato.

“Decontaminazione dei partiti”
Ad un governo di tecnici, è scritto nel manifesto della LeG, attualmente non esiste alternativa. E’ una “medicina” contro la debolezza della politica, ma come ogni medicina, potrebbe – se presa per lunghi periodi – diventare un “veleno mortale”. Le decisioni tecniche avrebbero in ultima analisi conseguenze politiche.
L’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, che ha redatto il manifesto, ha chiesto, quindi un rinnovamento di base della politica “nel nostro stanco paese.” Si deve partire dalla “decontaminazione” dei partiti, o come Umberto Eco ha detto: Se i partiti si sono presi una pausa, ora dovrebbero ritornare “ripuliti e rivolti ai cittadini”.

Manifestazione di Liberta' e Giustizia a Milano – Giuliano Pisapia – Concita De Gregorio – Sandra Bonsanti – Gustavo Zagrebelsky

Pertanto LeG si esprime a favore di una nuova legge elettorale, che dia solide regole democratiche alla vita interna dei partiti, e per il finanziamento trasparente dei partiti politici. E necessario, dice anche Roberto Saviano, scrollarsi di dosso l’eredità di Berlusconi, attraverso la quale non solo è stata tollerata l’illegalità in ambito pubblico, ma è stata persino promossa. Un modo per trovare dei candidati sono le primarie svolte democraticamente, come ha tentato di fare il centro sinistra. In città come Cagliari e Milano i candidati sindaci si sono imposti sui candidati dei vertici dei partiti, vincendo alla fine le elezioni. Lo stesso sta accadendo a Genova.

E’ possibile che proprio le città che da sempre hanno rappresentato la spina dorsale del paese possano avviare dal basso il cambiamento politico? Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha messo in guardia. durante la manifestazione al Teatro Smeraldo, contro un possibile ritorno di Silvio Berlusconi. Questi non avrebbe ancora rinunciato, ma starebbe lavorando al suo “Rientro”, contando sulla solita memoria corta degli italiani.

14 marzo, 2012

Europeo dell'anno: Mario Monti

Il santo professore

di Paul Kreiner
Traduzione di Claudia Marruccelli

Niente scandali, nessun pettegolezzo, neanche un accesso d’ira. Nella politica di Roma all’improvviso è cambiato tutto. Il Premier Mario Monti, "Europeo dell'anno" è considerato in Italia una specie di icona vivente. Chi è questo uomo dei miracoli?


Vi è un episodio che riguarda Mario Monti, che è rimasto impresso nella memoria di molti osservatori. Era il 17  novembre scorso, il Neopremier era fresco di nomina, e, il contrasto con l’ex primo ministro, Silvio Berlusconi dimessosi cinque giorni prima, colpiva in maniera davvero sorprendente.
Mario Monti aveva appena presentato al Senato il suo programma di emergenza per salvare un'Italia sull'orlo del precipizio, e poi aveva ascoltato la replica dei  parlamentari, durata ben nove ore. Un intervento dopo l'altro. Seduto composto sulla poltrona, senza appoggiarsi [allo schienale], senza accavallare mai neppure le gambe, Monti ascoltava, prendeva appunti – da buon professore - su un quadernone da scuola.
Berlusconi, che comunque veniva in parlamento malvolentieri, avrebbe iniziato a sbadigliare dopo solo una mezz’ora. Poi avrebbe raccontato qualche barzelletta ai vicini di banco, avrebbe scritto bigliettini a qualche amico di partito, qualche letterina galante alle amiche, e dopo al massimo tre quarti d'ora - in queste cose era prevedibile - si sarebbe addormentato.

Il "Bello addormentato"
Monti non è nulla di tutto questo. Non si è concesso alcuna distrazione. Non ha mangiato nemmeno una caramella. E quando alle 17,40 - l’istante è assolutamente registrato - alla fine si è fatto portare un bicchiere di acqua, un mormorio di sollievo ha attraversato la sala: ma allora è un uomo come noi, in un modo o nell’altro. Il "Rigor Monti", [il soprannome] che i giornalisti italiani hanno già affibbiato al Primo Ministro, con un ironico gioco  di parole al limite tra latino e italiano, tra politica e medicina, non era però una  minaccia finale: "Rigor Monti" - potrebbe stare a significare "la severità di Monti", ma anche essere un’ allusione al "rigor mortis", la rigidità cadaverica.

Questo avveniva tre mesi fa; in questo “rigoroso” trimestre la politica italiana è cambiata, come se fosse passata un’intera legislatura. Mario Monti si è addossato un paese malato e un’Europa in pericolo di essere contagiata - e ha dimostrato un'energia, che mai ci si sarebbe aspettati da un 68enne, dopo i suoi ultimi anni trascorsi relativamente tranquilli da docente di economia e rettore della Università "Bocconi" di Milano. "Forse", dice una persona dell’entourage di Monti, "ha solo atteso che arrivasse il suo momento. Ora ci siamo e con coscienza compie il suo dovere non al 99, ma al 100 per cento ".
Che Mario Monti, non ami i compromessi, lo ha dimostrato nei suoi dieci anni da Commissario UE per il mercato interno e la libera concorrenza. "Proprio come tutore della concorrenza", dice un esperto da Bruxelles, "inevitabilmente pesti i piedi a qualcuno." Monti non aveva paura degli di pezzi grossi - come la Microsoft, a cui appioppò una multa di 497,5 milioni di euro per sfruttamento abusivo di posizione dominante sul mercato, o come le  General Electric e Honeywell, a cui impedì una mega fusione già autorizzata negli Stati Uniti. E con il governo federale tedesco, Monti ha avuto contrasti per anni, perché considerava lo status privilegiato delle banche statali incompatibile con il principio della libera concorrenza.


La vittoria ai punti è andata a Monti - o per meglio dire all’ Europa. "Gli anni trascorsi a Bruxelles", ha detto una volta, "sono stati duri, ma mi hanno dato grande soddisfazione." E ha aggiunto: "Una volta, alla fine di alcuni negoziati estenuanti, quando non era riuscito ad accontentare i tedeschi, il Cancelliere Schroeder mi ha chiesto:, 'Lei ha studiato dai gesuiti? Sì? Ecco perché: Essi parlano, ragionano, e discutono, senza mai ammettere nulla '".
L'aneddoto con i gesuiti è stata una delle poche occasioni in cui Monti ha concesso uno sguardo nella sua storia personale, nella sua vita privata. Quando aveva ancora il suo cane e tempo per quelle  lunghe passeggiate che oggi gli mancano così tanto, non ha mai lontanamente fatto trapelare ai reporter neanche il nome dell’animale.
Beh, di Monti si conoscono i dati biografici, sappiamo che è nato il 10 Marzo 1943 a Varese in Lombardia, al confine con la Svizzera, e conserva lo stretto accento della sua regione anche quando parla in inglese e in francese, lingue che il Professore padroneggia come pochi politici italiani. Monti è figlio di un direttore di banca, discreto, un uomo laborioso della cosiddetta nobiltà lombarda, colto, educato, quasi un sobrio britannico, dal tipico umorismo. Nel suo ambiente di lavoro non si usa dare del “TU”, niente cameratismo.

Del resto i giornalisti di Bruxelles non invidiano a nessuno il compito, di delineare un ritratto di Monti. "Per noi era un uomo qualunque", dice un collega di lunga data dell'Unione europea, "Monti ha lavorato, in maniera concreta, autentica, senza scatenare tanto clamore. Ancora una volta a differenza di altri commissari, non ha mai fatto pressioni sui media. Qualche scandaluccio? Mai. Non ci sono pettegolezzi in circolazione su di lui , nessun scatto d'ira. Niente. "
La pace, la serenità con cui Monti ha guidato il suo paese negli ultimi tre mesi attraverso la crisi, appare a molti a Roma già quasi sinistra. Ma ci sono collaboratori di lunga data di Monti, che giurano di non averlo mai visto nervoso o arrabbiato. "Si allarma di continuo, se le cose non vanno come dice lui," ribatte un docente della Bocconi: "Solo che non lo dimostrerebbe mai, ne’ batterebbe mai il pugno sul tavolo. Bisogna conoscerlo davvero a fondo, per accorgersi quando ribolle dentro. "
Monti è un perfezionista. E come si comporta con i suoi collaboratori? "Beh  paziente, non direi", riferisce una signora a lui vicina: "O meglio. Ha molta fiducia nei suoi uomini. Li lascia lavorare [in pace], non controlla di continuo. Se le cose vanno bene, solo che ... ". E il docente universitario aggiunge, con il suo esempio Monti è sempre riuscito a motivare i suoi dipendenti a svolgere il proprio compito in maniera impeccabile: " Bisogna fare i salti mortali per accontentarlo sul lavoro".

Il premier prende appunti
La sua portavoce in particolare non saprebbe dire quando l’indaffarato Monti si concede una pausa: “Dato che abita proprio a Palazzo Chigi”, cioè nella residenza ufficiale del Governo italiano, che Berlusconi aveva criticato definendola poco accogliente, lavorando anche fino a notte inoltrata nel suo ufficio. "Allo stesso tempo Monti sembra avere il dono dell’ubiquità: a Bruxelles, Parigi, Berlino, a Tripoli, in Parlamento, in televisione. Quest’uomo un tempo schivo nei confronti del pubblico oggi è costretto alla ribalta. "Una volta, una sola volta," ha detto una portavoce, "mentre eravamo in volo di ritorno da Londra, mi ha detto, 'Sono stanco'".
Che cosa spinge Mario Monti? Essendo noto e rispettato a livello mondiale, sia negli ambienti governativi ed europei che in quelli universitari, il professore con i suoi ottimi agganci potrebbe tranquillamente dedicarsi ai suoi incarichi di studio, continuando a  scrivere saggi ed editoriali e rilasciare interviste sulla crisi mondiale. Poteva rifiutare l’incarico politico, come già aveva fatto un paio di volte, quando capi di governo tra cui Carlo Azeglio Ciampi e Silvio Berlusconi lo volevano come ministro. Poteva fare il nonno dei suoi quattro nipoti, per i quali adesso ha ancora meno tempo di quello che aveva per i suoi figlioli. Monti, padre di famiglia, non ama i salotti e le feste,  e ha sempre tenuto con riluttanza i discorsi ai pranzi ufficiali in occasione degli incontri interministeriali preferendo cenare la sera con la moglie - perché sconvolge così la sua vita? Perché si accolla gli enormi sforzi per risanare l'Italia – è questo quello che gli preme – e quindi salvare l'Europa?

"Fare carriera non lo ha mai interessato", dicono le persone che lo conoscono, "Monti è pratico e mira ai risultati. Quando recentemente ha assunto l’incarico, è stato perché è profondamente convinto di farcela. "E’ per un grande senso del dovere, dicono. Ma non un’etica cristiana, anche se Monti è un cattolico devoto e praticante; tiene volutamente separate fede e politica. Piuttosto, è in lui evidente un amor proprio per l'Italia. Egli vuole, Monti stesso dice: "che si riprenda a parlare di questo paese con la dignità che merita".
Questo spiega le apparizioni televisive di Mario Monti con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, che solo quattro mesi fa ridacchiavano, quando nel rispondere a delle domande, hanno dato la loro valutazione sulle capacità di riforma dell’Italia dell’allora presidente del Consiglio. La stessa Europa colma di lodi le attuali riforme. "Ottimo lavoro" sta facendo Monti. La Francia lo ha nominato "Europeo dell’anno"; a Londra, gli studenti fanno carte false per assistere ad una conferenza di questo nuovo famoso professore; Miguel Angel Gurria, Segretario Generale dell'OCSE parla dell’"uomo giusto al momento giusto e nel posto giusto". 

L'attuale governo di tecnici in carica
" Monti va troppo in tv, " fanno notare seccati i capi di partito in Italia, che si vedono portare via , i posti da protagonisti. E si rendono conto che questo signore che parla pacatamente, vestito in maniera poco appariscente di grigio chiaro o blu scuro,  senza capacità da grande comunicatore e in realtà poco avvezzo agli schermi televisivi, nel corso di una serata, ha fatto persino registrare un aumento del numero dei telespettatori, quando con i toni asciutti di un professore ha spiegato la situazione in Italia e il conseguente dovere di fare sacrifici. E Monti stesso è sorpreso, secondo il quotidiano britannico "Economist", che la sua gente " alla fine avesse celatamente desiderato finalmente un governo noioso", "che tenta – con un linguaggio epurato del gergo politico – di dirgli la verità".
E così il professore non promette nulla. "Esita sempre prima di fare una promessa", dice il suo collega presso l'Università Bocconi, "perché teme sempre, di non poterle mantenere." Monti ha spiegato e rispiegato. E sta facendo quello che tutti i politici hanno trascurato di fare in Italia: dare al suo paese una meta. Certo, dice, da quando ha assunto la carica e sono stati varati i decreti del bilancio, gli interessi bancari in Italia sono calati, ma ancora non basta  - e, soprattutto, se i cittadini da molto tempo, non hanno visto i risultati nelle proprie tasche, allora dovrebbero certo sapere, che tutto questo è necessario proprio indispensabile,  "per assicurare alle giovani generazioni e a quelle che verranno un’Italia degna di essere vissuta”.

Ma perchè Monti é  entrato in politica solo ora? "Perché la situazione è cambiata radicalmente", dicono quelli che lo conoscono. Il professore non ha mai voluto assecondare un partito, non ha mai voluto farsi coinvolgere nei battibecchi politici di oggi - cosa che lo distingue dal fallimento della "sinistra" di Romano Prodi. Tuttavia non si è lasciato sfuggire l'invito del Presidente di guidare un governo di tecnici al di fuori della politica: cosa che gli ha offerto la possibilità di portare avanti quelle riforme che sarebbero state impossibili da realizzare nella disputa ideologica o facendo l’occhiolino a nuove elezioni.
Come mai i partiti parlamentari - gli stessi da sempre - notano con loro disappunto, che il  preteso “tecnico” risulta persino superiore a loro nella gestione politica. Monti, ora lo si legge anche negli editoriali, sa esattamente come deve dosare la carota ed il bastone: ad un aumento delle imposte è seguito un improvviso smantellamento della burocrazia - e gli italiani, da sempre arrabbiati  con l’ amministrazione pubblica che obbliga tutti a sacrificare l’intera mattinata per ottenere un certificato di nascita o di di matrimonio, ha reagito subito con cinque punti percentuali  in più di popolarità.

Atrio dell'Università Bocconi a Milano
Anche se già "tecnocrate", Monti però lo è diventato anche  in un altro senso: lui che non ha tempo per gli hobby,  ha recentemente scoperto la navigazione su Internet. Segue i Forum di discussione politica, e laddove naturalmente si tratta anche di commenti alla sua politica, è  sorprendentemente bene informato e  sempre aggiornato, si dice a Palazzo Chigi.
La proverbiale modestia di Monti del resto ha radici profonde. Tempo fa ad un giornalista venne fuori la parola "professore", e replicando alle sue scuse, perché in realtà dovrebbe dovuto chiamarlo "presidente del consiglio", Monti rispose quasi compiaciuto, "Può chiamarmi tranquillamente professore. Sa, i presidenti del consiglio vanno e vengono, i professori restano."



06 marzo, 2012

Ade Lucio

di Iris Bonavida
Traduzione di Claudia Marruccelli


Il cantautore Dalla, per decenni icona della scena musicale italiana, è morto durante una tournée in Svizzera a pochi giorni dal suo 69° compleanno. Sarebbe dovuto venire a Vienna il 19 marzo.
Funerali di Lucio Dalla
 “Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’. E siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò”. Sono i primi due versi di uno dei brani più famosi del cantante italiano Lucio Dalla che probabilmente avrebbe eseguito anche al suo concerto del 19 marzo nel Konzerthaus di Vienna. Centinaia di fan e amici hanno dedicato a Dalla queste poche righe giovedì, quando è stata diffusa la notizia della sua morte improvvisa.

"E 'un momento molto triste, e non desidero parlarne con nessuno", ha dichiarato tramite il suo portavoce il cantautore Francesco De Gregori da anni collega di Dalla. Il presidente italiano, Giorgio Napolitano, dice addio a Dalla con queste parole:"Era un cantautore dalla voce potente e unica, che ha contribuito a diffondere la canzone italiana in tutto il mondo." Nicoletta Mantovani, vedova del famoso tenore Luciano Pavarotti, che ha partecipato spesso con Dalla alla manifestazione del "Pavarotti & Friends", è "senza parole", "Lucio era un grande amico di Luciano, un grande artista e una persona molto sensibile. Nei momenti difficili dopo la morte di Luciano, mi è stato molto vicino", dice Mantovani.


Per quarant’anni, Dalla aveva dominato la scena musicale italiana. Egli era noto per i suoi testi poetici e controcorrente, in cui aleggiava sempre una vena un po’ malinconica, tipica dei cantautori italiani, con alcune escursioni nel mondo fatuo della musica popolare.


Dalla era impegnato nelle ultime settimane in un tour internazionale che si sarebbe concluso il 30 marzo a Berlino. Ha presentato il suo CD "Questo è amore". Il suo ultimo concerto si è tenuto Mercoledì sera a Montreux, in Svizzera - senza segni di stanchezza. Stava bene, dice la sua assistente, Michela Mondella, è rimasto soddisfatto della riuscita della serata. Giovedì mattina ha fatto colazione e fatto ancora qualche telefonata. Poi ha avuto un infarto, così all’improvviso, senza alcun preavviso. Poco prima del suo 69 compleanno, il quattro marzo.

Dalla suona per il Papa
Da musicista jazz a cantautore 

La carriera di Dalla è iniziata a Bologna, sua città natale, nel 1960, suonando il clarinetto in una Jazzband. La sua vera passione però era cantare e comporre. Così divenne "Cantautore". Il primo grande successo fu nel 1970 la canzone “Occhi di ragazza”. Seguono diverse apparizioni a "San Remo", probabilmente il concorso musicale più famoso d'Italia. Il suo più grande successo, probabilmente però resterà "Caruso", un omaggio al cantante lirico Enrico Caruso, brano eseguito anche da decine di artisti, tra cui il famoso tenore Pavarotti. All’estero Dalla era noto tra le altre cose, per l'elaborazione dell'opera "Tosca" di Puccini con cui ha debuttato nel 2003 a Roma, con i costumi di scena disegnati da Giorgio Armani.


La sua ultima apparizione pubblica in Italia è stata a "Sanremo" - ma non come cantante. Ha diretto l'orchestra nell’esecuzione della canzone "Nani", che aveva scritto e che è stata interpretata da un giovane cantante esordiente. In piedi sul podio, con un leggero sorriso, si è congedato così in modo del tutto inconsapevole da una nazione che ora lo osanna come un pezzo di storia della musica.

Articolo in lingua originale
Collaborazione storica tra De Gregori e Dalla

01 marzo, 2012

La lotta continua

Vieni via con me

di Peter von Becker
Traduzione di Claudia Marruccelli

Conversazione sull’Italia e la mafia: Roberto Saviano non rinuncia alla lotta
 
Immaginiamo per un momento: una partita di Champions League tra Bayern München e il Real Madrid, contemporaneamente va in onda “Dschungelcamp” [Reality show in onda sul canale televisivo tedesco RTL, una specie di “Isola dei famosi” ndt], ma il vincitore degli ascolti televisivi in prima serata è un giovane scrittore, che su Arte e 3sat  parla per esempio di vicende che riguardano la Germania, della cellula criminale neonazista in Turingia, l’ufficio federale per la salvaguardia della costituzione o gli intrallazzi economici di un presidente della repubblica. Sarebbe proprio un brutto scherzo, ma simpatico. Eppure qualcosa di simile, ma in maniera più spettacolare, è accaduto, anche se non da noi.
A volte verrebbe da credere che quasi tutta l’Italia sia rimasta in silenzio [ad osservare] dieci anni e mezzo  di cattivo gusto, propaganda e imbecillità volgari soprattutto diffuse dalle emittenti televisive Mediaset di Berlusconi.
Ma poi, ancora nell’epoca berlusconiana, ecco che arriva il giornalista e scrittore napoletano Roberto Saviano, reso famoso dal suo libro Gomorra e perseguitato dalla camorra per cui è costretto in Italia a vivere sotto scorta, che lotta per una trasmissione televisiva.


Qualche volta abbiamo visto Saviano alla televisione in terza serata/la sera tardi. Però ora appare su Rai 3, in una trasmissione dal titolo “Vieni via con me”, a volte da solo, a volte in compagnia di uno o due ospiti, che parla semplicemente del presente e del passato italiano, di politica, di sconvolgimenti sociali e della criminalità organizzata, e dell’influenza della mafia. La preparazione della trasmissione però è stata ostacolata, il già ridotto finanziamento è stato ulteriormente tagliato, l’autore Saviano è stato calunniato, anche dall’ex ministro degli interni, che prontamente minaccia di far chiudere il programma (anche se poco dopo si scusa).
Quando viene trasmessa la prima puntata di “Vieni via con me” nel novembre del 2010, andavano in onda sui principali canali televisivi della concorrenza, la partita di Champions League Inter - Barcellona e “Il Grande Fratello”. Ma Roberto Saviano ottiene uno share di ascolti di undici milioni di telespettatori, circa un quinto dell’intera popolazione, che possiamo per lo meno paragonare alla stessa popolarità di cui gode la finale di “Wetten das …?” condotto da Thomas Gottschalks  [corrispondente all’italiana “Scommettiamo che?” ndt] e allora non c’era in contemporanea la partita di Champions League.

Thomas Gottschalk a Wetten dass ...?
Ora Roberto Saviano racconta  in una prefazione di circa 30 pagine, che ha scritto lui stesso per “Der Kampf geht weiter” l’edizione tedesca del bestseller “Vieni via con me”, i retroscena della sua trasmissione. “Spesso penso che un racconto è come un virus, può contagiare”, questo è il suo Credo e allo stesso tempo il segreto del suo enorme successo. Talvolta Saviano fa la sua comparsa, nonostante le minacce di morte della mafia, anche in teatro, come nell’autunno del 2010 presso il teatro nazionale di Berlino. In scena al massimo una sedia e niente altro, di tanto in tanto alcune diapositive o brevi filmati sullo sfondo, non gli serve altro a questo piccolo pallido uomo oggi 31enne. I suoi occhi scintillano bruni, ma i racconti, le testimonianze, i documenti sono chiari, limpidi, decisivi. Come i testi su cui si basano e che ora sono raccolti in un nuovo libro in forma di dialogo.

Inoltre Saviano affronta in maniera esplicita anche l’argomento Germania e Europa. Egli continua a far presente che le organizzazioni mafiose italiane operano da tempo su scala internazionale, cosa che le autorità tedesche o anche solo i clienti di alcune pizzerie dimenticano volentieri. Nonostante i sei morti a Duisburg nel 2007, hanno continuato a sottovalutare soprattutto il potere della ‘Ndrangheta calabrese. Non solo, Saviano considera i calabresi, che per esempio si sono fortemente infiltrati a livello internazionale nelle miliardarie imprese edilizie per l’Expo di Milano nel 2015, in maniera ancora più efficace rispetto alla siciliana Cosa Nostra o alla Camorra campana di Napoli. Tutte e tre le organizzazioni criminali mafiose approfittano certamente della crisi finanziaria, aiutando in svariati modi stati e banche in crisi per mancanza di liquidità grazie alle centinaia di miliardi di investimenti di denaro sporco. Ecco che in questo modo il riciclaggio di danaro sporco viene ufficializzato.
Roberto saviano a Vieni via con me
Parlando di Milano, capitale economica italiana, questa è anche capoluogo della Lega Nord, da anni partito di coalizione di Berlusconi. E suona certo macabro, il modo palese con cui Gianfranco Miglio, uno dei padri fondatori del combattivo partito federale secessionista, parla del sud e del significato economico della mafia. Secondo Saviano, che cita gli atti segreti processuali  delle indagini giudiziarie del 2009, il leghista avrebbe già dieci anni fa denunciato una specie di democrazia pilotata, nel sud Italia, da un “comandante”, con la collaborazione della ‘Ndrangheta. Dice Miglio: “Il sud non dovrebbe essere ridotto a modello europeo. Esiste anche una bella forma di clientelismo, che produce crescita economica”. Qui si inserisce il trascinante e autoritario capitalismo della Cina che da anni la fa da padrone nell’economia sommersa italiana e per esempio domina lo scalo merci nel porto di Napoli e parte dell’industria tessile.

Anche se una seconda edizione della pubblicazione in lingua tedesca dovrebbe tener conto del cambio di governo tra Berlusconi e Monti, i racconti e i saggi di Saviano sono sempre un esempio per il giornalismo politico, le impressioni e le interpretazioni anche di frammenti, che restano solitamente in ombra, delineano un quadro temporale dell’Italia e dell’Europa.

Partecipanti a Dschungelkamp