30 marzo, 2012

Un museo contro la Mafia calabrese

Italienischer Sozialarbeiter über die Mafia
„Weniger Tote, größere Gefahr“

Un operatore sociale italiano contro la mafia
"Meno morti, ma maggiori pericoli”

di Ambros Waibel
Traduzione di Claudia Marruccelli
Pubblicato su Taz.de il 22/03/2012
Da due anni, un museo in Calabria illustra cosè la mafia. I boss hanno paura del coraggio civile? Il direttore di questo museo parla degli omicidi di Duisburg nel 2007.

 Das Museum der 'Ndrangheta


taz: Sig. La Camera,  ci siamo già incontrati una volta due anni fa, quando a suo tempo Lei ha aperto il museo sulla  'Ndrangheta. E come allora sono ancora interessato a sapere come funziona un museo della mafia situatoproprio nel paese della mafia?

Claudio La Camera: Prima di tutto: Il museo esiste ancora e poi abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. In secondo luogo la conoscenza del fenomeno della 'Ndrangheta è notevolmente aumentata, ora c'è una cultura del sapere completamente differente. Si è sviluppata una stretta collaborazione tra istituzioni governative, scuole e università. In terzo luogo, siamo riusciti quest'anno a rendere il museo un effettivo luogo di esposizione. Tutto questo si scontra però con il fatto che le tensioni politiche nella nostra regione sono notevolmente aumentate - e questo in una fase in cui la situazione è peggiorata anche a livello nazionale.
Sede del Museo della 'Ndrangheta a Reggio Calabria
 Peggiorata? La fine dell’era Berlusconi non è stata una liberazione?
Tutti abbiamo accolto con gioia la caduta del governo Berlusconi, se non altro perché finalmente sembrava possibile che qualcosa potesse davvero cambiare, anche se attualmente non sembra proprio. Temiamo piuttosto una riorganizzazione di quei grandi gruppi di interesse nella politica italiana, che hanno tenuto sotto controllo  il nostro paese per almeno 15 anni condannandolo alla paralisi. E non più tardi dell'anno prossimo ci saranno le elezioni in Italia: ecco che non vediamo assolutamente nulla di nuovo, nessuna nuova cultura politica, nessun nuovo personaggio di spicco.


La 'Ndrangheta - nel frattempo è diventata una parola che si può pronunciare apertamente in Calabria?
Qui si è fatto molto - ma ci sono voluti anche anni. Ora è possibile pronunciare la parola 'ndrangheta' , ma la sua base sociale è ancora molto forte. E soprattutto, molte frange dell’elite politica e pseudo-intellettuale sono ancora del parere che si dovrebbe parlare meno di 'Ndrangheta, e più delle bellezze locali.


Claudio La Camera è operatore ecologico (spazzino) e presidente dell'associazione che cura il museo sulla mafia, ma è anche a capo della compagnia teatrale internazionale "Teatro Proskenion." Per quasi 20 anni ha lavorato in tutti i continenti ed si occupa in particolare di teatro in situazioni di emergenza.

Claudio La Camera
 La magica Calabria secondo gli spot pubblicitari.
Il turismo è solo un pretesto. Alla base c’è ciò che noi chiamiamo "zona grigia", ovvero una segreta collusione con la 'Ndrangheta. La storia del movimento antimafia insegna che questo tipo di clientelismo e negazione [della realtà] è sempre esistito - nelle istituzioni, nei servizi segreti, tra gli intellettuali, in molta gente comune. Ma noi tutti non diventeremo più bravi e buoni se ci limitiamo a parlare solo del lato bello della Calabria.


Come reagisce allora la 'Ndrangheta a questa offensiva, per esempio verso lei e il suo museo, che è collocato in una villa confiscata ad un boss, oppure nei confronti della magistratura e della polizia?
I boss ne parlano, come documentato di recente da alcune conversazioni intercettate. Dicono che dobbiamo fare attenzione a non perdere il consenso tra la gente comune. In precedenza, dicono, eravamo rispettati, oggi siamo invece solo temuti. Il problema però è che la fisionomia della mafia di oggi è complessa, intellettuale, imprenditoriale. E a questo livello, possono reagire in maniera completamente differente alle offensive repressive e culturali. [La ‘Ndrangheta] ha una quantità infinita di denaro, è molto più potente di noi, è più veloce.


Quanto è pericoloso questo, che cosa fate, lei e i suoi collaboratori del museo?
Siamo costantemente in pericolo. E 'chiaro che non può accadere nulla nei luoghi abituali che frequentiamo. Il vero problema è l'imprevedibilità. Un giorno ci minacciano con  i metodi tradizionali, il giorno dopo tentano di delegittimarci moralmente, quindi pagano i giornalisti per attaccarci personalmente. Una cosa è certa: la violenza brutale è l'ultima risorsa, perché sanno che quella è meno efficace. Perché, così attirano l'attenzione su di loro.


Ciò significa che a Reggio le auto non saltano più in aria ?
Molto meno di due anni fa. Di recente, ho ribadito più e più volte - anche in Germania in occasione della scoperta dell’eccidio nazista della NSU [National Sozialistsche Union ndt] - che la nostra esperienza in Italia ci ha insegnato una cosa: un fenomeno criminale che ha forti radici culturali, non è possibile misurarlo con la violenza fisica e con il numero di morti. Abbiamo dovuto fare l’amara esperienza che  la minaccia da parte della criminalità organizzata è aumentata, da quando c’è meno violenza brutale e meno morti.


Ci spieghi meglio.
La violenza principale si è sempre svolta all'interno delle mafie. Le due faide della 'Ndrangheta calabrese tra gli anni 70 e 90 con oltre 1.000 morti sono consistite in scontri tra cellule della ‘Ndrangheta stessa, le cosiddette "cosche". E poi prendiamo l'esempio del Messico: i più potenti cartelli messicani della droga  che si sono lasciati alle spalle sanguinosi massacri. Non hanno più bisogno di questo, sono già al potere, essi sono lo Stato, sono la cultura dominante. La forza bruta caratterizza solo la fase iniziale della criminalità organizzata. Anche lo stato più corrotto deve dare una risposta alla violenza contro i suoi cittadini  - alle infiltrazioni del terrorismo di stato al contrario no.


La 'Ndrangheta è diventata quindi più potente perché oggi impiega meno delinquenti e assassini e più avvocati, imprenditori e architetti?
E così dappertutto. Il fatto che qui a Reggio sono stati recentemente arrestati procuratori, poliziotti e sacerdoti, perché erano affiliati con la 'Ndrangheta - un termine giuridico chiave qui è "collusione" - dimostra solo che siamo ancora indietro. Perché si dovrebbe uccidere un procuratore che si dà da fare, quando c’è la sua guardia del corpo che li tiene informati di ogni suo passo? Recentemente, qui è stata organizzata una marcia anti-mafia a sostegno di un sindaco vittima di un attentato. Beh, sappiamo che questo sindaco è un affiliato della 'Ndrangheta. Credo che solo una minima parte degli attentati siano reali.
Distribuzione sul territorio tedesco delle inflitrazioni mafiose


In Germania, si parla di omicidi di 'Ndrangheta solo dal 2007, epoca dell’episodio dei famosi omicidi di Duisburg, dove sono stati uccise a colpi di pistola sei persone. Come percepisce il dibattito tedesco?
Abbiamo già problemi  in Calabria e nel resto d'Italia, quando parliamo di 'Ndrangheta. Non mi sorprende che in Germania, prevalga l’aspetto folcloristico. Il problema principale è che in tempi di crisi economica, nessuno stato vuole far sapere di situazioni e strutture che forniscono una fonte virtualmente illimitata di denaro.


Come dobbiamo immaginare le attività mafiose in Germania?
Molto interessanti sono le indagini della polizia, in particolare i nomi degli atti del processo di "Cent'Anni di storia" nel 2011 a Reggio. Essi mostrano la connessione tra il controllo del secondo porto più grande d’Italia a Gioia Tauro da parte delle cellule mafiose e la  Germania e la Russia. Queste informazioni non sono state divulgate nel processo. Se qualcuno vuole davvero sapere come agiscono le mafie in Germania, dovrebbe seguire la cocaina di 30 anni fa e il flusso di denaro di oggi. Da dove viene, come si è investito? Ma nessuno fa niente. Non abbiamo modo di sapere se c'è una famiglia con un cognome particolare, un clan in Germania, perché sappiamo già da tempo chi governa a Stoccarda o Francoforte.

Distribuzione sul territorio nazionale dei beni sequestrati alla Mafia


Qual è il futuro del Museo della Ndrangheta '?
Il museo è la proprietà immobiliare più importante tra i beni confiscati alla mafia a Reggio, e l'unica che è stata convertita in una vera opera sociale, che funziona come istituzione. Facciamo rabbia perché andiamo più in profondità, nella "zona grigia" di cui parlavo prima. Molti cittadini ci appoggiano. Ma se ci saremo ancora tra sei mesi, questo non lo so.

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